LA CASA DEI FANTASMI

 

 

LA CASA DEI FANTASMI COMUNICATO STAMPA

 

Sabato 10 maggio 2014 MUSEOTEO+ presenta la mostra LA CASA DEI FANTASMI a cura di Giovanni Bai e Nicoletta Meroni.


È una casa illuminata solo dalla luce del sole (o della luna), delle candele o delle pile, la casa dei fantasmi che Nicoletta Meroni ci invita ad esplorare: una villetta degli anni trenta nella periferia milanese di Baggio, da poco disabitata e ricca di storie familiari.

 

Si chiede Nicoletta se si possa fare a meno della corrente elettrica, se si possa pensare di organizzare una mostra senza la corrente elettrica. MUSEOTEO+ certamente!


E poi le pile fanno luce dove vuoi tu, le dirigi, le orienti e decidi che cosa escludere dalla tua vista e su che cosa fissare lo sguardo. Decidi se far apparire i fantasmi, oppure no, e così la casa di Baggio ci invita a ritrovare i nostri fantasmi personali, collettivi, del passato, del presente costantemente presente e del tempo che verrà.

 

Giovanni Bai ci svela i fantasmi – soltanto teorici? – di Aby Warburg e Georges Didi-Huberman (L’IMMAGINE INSEPOLTA. Aby Warburg, la memoria dei fantasmi e la storia dell’arte), ma, come fa anche Rosanna Restelli, sciorina tutti fantasmi della storia famigliare.

 

Cercando nell’ ATLANTE DI FANTASMI che MUSEOTEO+ ha compilato, Graziano Galli - con la collaborazione di Walter Ferrari - resuscita i fantasmi degli Anni Settanta, mentre tra le installazioni proposte da Museo Teo ritroviamo il fantasma della casa e l’arto fantasma, ma anche il fantasma di Giulio Carlo Argan.

 

Il fantasma di Via Solari 40 rivive, invece, nella installazione Tutti i giorni di Silvia Larghi con Greta Mangiagalli, Elisa Marchetti e Camilla Gramegna (ITSOS Albe Steiner) nata dalla collaborazione con Custodi Sociali, Spazio Abitare e Comitato Inquilini Primo Quartiere Umanitaria.

 

Ettore Bordieri traccia una mappa dei fantasmi che popolano la casa, intanto che Alessandra Attianese ragiona attorno al fantasma della fotografia; Carolina Gozzini costruisce una casa dei fantasmi che è un omaggio a Perec, mentre l'installazione Naufragio di Ermanno Cristini è un omaggio a Guy Debord.


E.B. Hasselbaker resuscita il fantasma di
Pinocchiano del Merghez e Dario Cogliati dà vita ai suoi fantasmi personali grazie a una altrettanto personale tecnica di deformazione delle immagini. Vera Portatadino presenta una serie di lavori pittorici, viaggio essi stessi, trance e rievocazione degli spiriti primordiali dell'Africa Madre e Giosanna Terrana ci racconta il suo rapporto con i fantasmi in una sola foto: Visibile- invisibile.

 

Siamo in attesa di conoscere un vero cacciatore di fantasmi, che li scopre e fotografa lungo il Ticino: la cosa non ci stupisce visto che sia nel film Il cappotto che Fantasma d’amore il ponte coperto di Pavia viene descritto come luogo di fantasmi. E poi ancora siamo in attesa di scoprire quali fantasmi ci sveleranno Mario Tedeschi, Luigi Fagioli, Klaus Guldbrandsen e Francesco Flamini.

 

Ospiti speciali da Berlino Alice Cannava/Occulto magazine e la street artist Ale Senso .

 

Interventi musicali fantasmatici a cura di Handpan House e Lorenzo Giapparize.
In occasione della mostra sarà pubblicato
Museo Teo artfanzine # 36.

 

http://museoteo.blogspot.it/2014/04/la-casa-dei-fantasmi.html Altre informazioni e materiali: http://museoteo.jimdo.com/

info: museoteo@gmail.com 02 49661061

 

LA CASA DEI FANTASMI CASA RESTELLI
VIA QUINTO ROMANO 22/3 MILANO

10 MAGGIO 2014 DALLE 16 ALLE 22

 

www.facebook.com/events/858593534157491/

 

BUS 67 (DA M1 BANDE NERE)
BUS 58 (DA M1 INGANNI)
AUTO: PARCHEGGIO CIMITERO DI BAGGIO VIA OSCAR ROMERO
TANGENZIALE OVEST USCITA 4
CUSAGO – MILANO BISCEGLIE

 

Il secondo episodio de LA CASA DEI FANTASMI avrà luogo domenica 22 giugno 2014 a Gavirate (VA)

 

ASSOCIAZIONE CULTURALE MUSEO TEO
VIA STROMBOLI 3_20144 MILANO 0249661061_MUSEOTEO@GMAIL.COM_WWW.MUSEOTEO.BLOGSPOT.COM CF: 97424040158

MT 25 OPERA DI RENATO GALBUSERA

Opera Condivisa


 

Spazio Artepassante Milano Porta Vittoria

 

Teoria e Pratica della Terapeutica Artistica - Accademia di Belle Arti di Brera

 

Teoria e Pratica della Terapeutica Artistica è un biennio specialistico unico in Italia, nato nel 2004 presso l'Accademia delle Belle Arti di Brera. Terapeutica Artistica si distingue da quella che è genericamente conosciuta come arte terapia, in quanto, più che entrare nel concetto di arte che cura, si occupa di creare un percorso nel quale attraverso il piacere di fare arte si arriva ad un risultato terapeutico. Anche etimologicamente la parola Terapeutica si differenzia da terapia, terapeutica deriva dal pensiero di Filone d'Alessandria, significa prendersi cura di se con piacere, e quindi abbinato all'arte diventa un piacere di prendersi cura di se mettendo in pratica un processo creativo. Terapeutica rivolge il proprio intervento artistico a tutte le utenze, ma in particolare nella disabilità fisica e psichica e nelle strutture sanitarie e durante i primi laboratori sul campo ha messo a punto una serie concetti che non ha più perduto, uno di questi è il concetto di opera condivisa.

L’Opera Condivisa nasce all’interno del Corso di II livello di Terapeutica Artistica dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Opera condivisa significa con-dividere, è il perfetto connubio tra il creare e un fare artistico nuovo, l’originalità che è racchiusa all’interno della realizzazione di queste opere di gruppo è la possibilità di realizzare una nuova condivisione. La condivisione che significa il dividere insieme uno spazio, un tempo e un’energia artistica è di opera in opera sempre più forte. L’esperienza nata all’interno del nostro gruppo muove i primi passi con i Mandala Con- Ta-Ci, grandi opere realizzate in spazi aperti con un materiale molto semplice ma allo stesso tempo altamente simbolico; il sale. Le altre opere condivise realizzate durante il corso di Terapeutica Artistica escono dalle aule accademiche per invadere lo spazio del Passante di Porta Vittoria. Ed è qui che tornano più forti e più coinvolgenti poiché in questo spazio così alieno, dove il tempo scorre alla velocità del secondo, che queste opere esprimono al meglio la possibilità nuova del lavoro Terapeutico-Artistico. Il contrasto tra lo spazio del Passante e la molteplicità dei segni che rimangono visibili sulle nostre opere è forte, ed esprime nel suo netto contrasto, una nuova possibilità un nuovo campo d’indagine. La creazione di opere condivise permette di accantonare l’individualismo e il bisogno dell’artista di imporsi nella direzione delle sue ambizioni personali. In questo spazio le energie del singolo sono profuse in uno scambio reciproco dove la singola creazione rimane colma della sua personalità, ma entra in relazione con gli altri in un dialogo collettivo. Al centro del nostro lavoro vi è il corpo, nutrito del nostro essere, centro delle nostre

emozioni, della nostra vita. L’opera d’arte può rievocare vissuti rimossi o rivelare qualità e talenti dimenticati. Porta luce laddove prima si nascondeva l’ombra. L’artista attraverso l’arte arricchisce il suo spirito, l’arte risulta terapeutica sia su chi crea sia su chi fruisce l’opera. Il momento della creazione artistica è sempre vissuto come un momento magico. "Il momento della creazione rappresenta un istante prezioso, in cui prende vita qualcosa di unico, fino a quel momento rimasto nascosta. Qualcosa che si espone per essere condiviso, per comunicare, esprimersi, un modo speciale per percepire la realtà" (Re-visione dalla psicologia di James Hillman).

La nostra scommessa è quella di riuscire a creare un dialogo tra due sguardi, quello artistico e quello delle molte persone che ogni giorno percorrono questi spazi.

 

Sono presenti in mostra: Pozzo Rosso realizzata dagli allievi del corso di Cromatologia I, giugno 2012 - Opera Blu realizzata dagli allievi del corso di Cromatologia II, giugno 2013 - Pelle d’Oca vincitrice del primo premio d’Arte Contemporanea The Others, Torino, novembre 2013 - Pelle di Parole 3 esposta presso la Casa delle Donne di Milano, marzo 2014, realizzate dagli allievi del corso di Didattica dei linguaggi artistici.

a cura di: Giulia Beccalli, Viola Ceribelli, Giuditta Maccalli, Ottavio Mangiarini, Oxana Redina Coordinatrice del biennio: Tiziana Tacconi

 

 

DONNE - Mostra fotografica

Una mostra sul mondo delle donne e sul lato femminile della quotidianità.

 

Fotografie che rappresentano il sesso debole, ma che in realtà si dimostra sempre più forte.

 

Un vernissage per irrompere con grazia nella vita di chi è nato su Venere.

 

Vi aspettiamo, uomini e donne, il 7 Marzo dalle 18:00 in poi negli spazi ARTEPASSANTE siti nel passante ferroviario della stazione di Repubblica con gli studenti della 3 L Multimediale del liceo artistico "U.Boccioni".

 

All’interno della programmazione didattica, infatti, la docente di Fotografia Giulia Minetti ha voluto proporre questo tema tanto dibattuto ai suoi studenti, a cui ha chiesto di volgere i loro giovani sguardi al mondo femminile, e poi di mettere in mostra le loro opere, quindi di mettersi in gioco con il mondo esterno e non quello protetto della scuola. 

 

Le opere realizzate da giovanissimi “fotografi” ancora inesperti  non vuole essere un esercizio di bravura, ma un modo per far dialogare il loro mondo con il mondo degli adulti , i quali possono fare una riflessione interessante sul come i ragazzi vedono,  e più ancora un modo per far “vedere il mondo con occhi nuovi”.

 

COLIN REINERS

"Ladri di Gnomi Attaccano Woodhall Spa"

photographs  by    COLIN  REINERS

 

La Mostra Fotografica

 

avrà luogo dal 27 febbraio al 6 marzo negli

 

spazi del Passante Repubblica .

 

Inaugurazione Giovedì 27 marzo ore 18,30



L’orario di apertura della mostra è tutti i

 

giorni dalle 10.30 alle 12.30

 

e dalle 16.30 alle 19.00


 

 

 

L’esposizione è organizzata da Associazione “Omnia” e “Locus” all’interno del

 

progetto

 

ARTEPASSANTE 2014

 

(Capofila del progetto Associazione le "Belle Arti”, con il contributo della Fondazione Cariplo e con il patrocinio del Comune e della Provincia di Milano).



Colin Reiners fa parte della generazione di fotografi inglesi che comprende Sue Packer, Chris Killip, Martin Parr e Daniel Medaows; tutti ispirati dai movimenti documentari degli anni settanta.

Dopo una breve esperienza come Professore di Fotografia alla Fleming College a Firenze, al suo rientro in Inghilterra ha studiato con il grande fotografo surrealistaBill Brandt presso la Royal College of Art continuando, in seguito, ad esporre lavori di natura documentaria; ma ben presto  iniziando ad interessarsi alla teoria e all’insegnamento creando negli anni successivi importanti programmi e corsi di fotografia e media nelle Università  inglesi di Bradford, Staffordshire, Hull e Lincoln.

Colin Reiners si è trasferito nel villaggio di Woodhall Spa nel Lincolnshire diversi anni fa.

Oggi la stazione termale non è più attiva ed è stato sviluppato come villaggio modello e resort non lontano dal Mare del Nord verso il 1870. Oggigiorno Woodhall Spa rimane un centro di villeggiatura per risposo e sport.

Il National Centre For English Golf si trova nel cuore del villaggio e lo storico squadrone dei “Damn Busters Airforce ” ha preso il suo volo eroico da una delle varie basi delle Forze Aeree Britanniche che si trovavano nelle vicinanze del villaggio durante la II Guerra Mondiale.

Woodhall Spa è oggi un’oasi di distinzione gentilmente separata dai problemi del mondo moderno. Un luogo appartato, dove le notizie oppure la loro scarsità, creano spesso un’atmosfera surreale; così è proprio dal titolo strillato  allarmisticamente da un giornale locale  in seguito a furti continui di nanetti decorativi dai giardini di molte villette del paese  che è nato il nome della mostra.

Le opere in questa mostra sono da considerare “works in progress” per vedere come i luoghi e cose appaiono una volta fotografati. L’intenzione di Colin Reiners è di documentare le attività degli abitanti del villaggio per osservare se nel suo complesso il lavoro può commentare il luogo, la gente, e nello stesso modo la vita socio-culturale dell’Inghilterra nei primi anni del ventunesimo secolo.

La fotografia come antropologia sociale con una ironia visiva. Queste immagini sono presentate su stampe grandi, apparentemente grezze e senza titoli cercando di offrire un’alternativa al nostro usuale atteggiamento di fruizione delle immagini fotografiche viste sugli schermi o con le abituali stampe di piccole dimensioni.